L’arte di improvvisare: mettersi in gioco

Mettere in scena uno spettacolo richiede impegno e concentrazione.
Ma ancor prima di esibirsi è di fondamentale importanza la preparazione.

Ciascun gruppo si organizza in base sulle idee di ciascuno, da tramutare poi in strutture e scene nelle quali tutti si mettono in gioco e mostrano le loro qualità allo spettatore.

Non avendo canovaccio né sceneggiatura, l’insieme è dato da tutto ciò che ognuno mette in campo: questo fa sì che ognuno sia attore, regista e coreografo di sé stesso.

Per realizzare questo magico involucro di idee il training è fisico e psicologico, con varie fasi di riscaldamento seguiti da allenamenti su strutture definite quali possono essere gli sketch e le gag.

Nell’attività sono inclusi anche il monologo e il melodramma, coadiuvati da accompagnamento musicale e coinvolgimento collettivo.

Pubblico, fonte di ispirazione

Pur essendo abituati a costruire un palazzo di idee con le loro forze, gli improvvis-attori in scena hanno un’ulteriore spinta da chi assiste alle performance.

Chi vede l’azione in scena ricopre una funzione importante nella buona riuscita dell’opera; essi infatti possono “dire la loro” aiutando chi è in scena con frasi, oggetti ed emozioni da scrivere su fogli appositamente messi a disposizione prima che lo spettacolo inizi.

Questi bigliettini faranno accadere l’improbabile, con scene impossibili (comiche o tragiche che siano).

La magia dell’improvvisazione farà si che sorgano spontanee domande come ad esempio “Ma come hanno fatto?” oppure “Da dove è uscita questa azione?”